La giurisdizione sulle domande relative all'affidamento dei figli ed al loro mantenimento, ove pure proposte congiuntamente a quella di separazione, appartiene al giudice del luogo in cui il minore risiede abitualmente a norma dell'art.8delReg. CE n. 2201/2003.


L'audizione dei minori, già prevista nell'art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta un adempimento necessario nelle procedure giudiziarie che li riguardano e, in particolare, in quelle relative al loro affidamento ai genitori, ai sensi dell'art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con laL. n. 77 del 2003; ne segue che l'ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di discernimento, costituisce una modalità di riconoscimento del suo diritto fondamentale a essere informato e a esprimere le proprie opinioni nei procedimenti suddetti, nonché un elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse (ex aliis Cass. n. 6129-15).


Il giudice chiamato a decidere in ordine all'affidamento del minore, nel giudizio di divorzio pendente tra coniugi residenti in Paesi diversi, non può fare riferimento alle dichiarazioni rese in un differente e precedente procedimento de potestate, valutandone autonomamente l'affidabilità, ma deve rinnovare l'ascolto, svolgendo un'attività informativa pertinente e appropriata, con riferimento all'età e al grado di sviluppo del minore, onde verificare se sia ancora attuale la già resa opzione per il suo collocamento.


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La Corte costituzionaleha dichiarato non fondata, in riferimento all'art. 23 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 96, comma 3, c.p.c., nella parte in cui, nel prevedere la condanna, anche d'ufficio, della parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata, per lite temeraria, non stabilisce l'entità minima e quella massima della somma oggetto della condanna, poiché la riserva di legge relativa risulta rispettata, avendo la giurisprudenza di legittimità, anche di recente, precisato che il rinvio all'equità richiama il criterio di proporzionalità secondo le tariffe forensi, con la conseguenza che la somma a tale titolo irrogabile va rapportata alla misura dei compensi liquidabili in relazione al valore della causa.


Può dirsi, pertanto, che la somma al cui pagamento il giudice può condannare la parte soccombente, in favore della parte vittoriosa, ha sufficiente base legale e quindi - ferma restando la discrezionalità del legislatore di calibrare meglio, in aumento o in diminuzione, la sua quantificazione - è comunque osservata la prescrizione della riserva relativa di legge di cui all'art. 23 Cost.


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In materia di sottrazione internazionale di minore, l'ascolto del minore costituisce adempimento necessario

ai fini della legittimità del decreto di rimpatrio ai sensi dell'art. 315-bis c.c.e degliartt. 3e6 della Convenzione di Strasburgodel 25 gennaio 1996 (ratificata conl. n. 77 del 2003), essendo finalizzato, ex art. 13, comma 2, della Convenzione de l'Aja del 25 ottobre 1980, anche alla valutazione della sua eventuale opposizione al rimpatrio nella valutazione della integrazione del minore stesso nel suo nuovo ambiente, estremo ostativo all'accoglimento della domanda di rimpatrio che risulti esercitata, ex art. 12, comma 2, della medesima Convenzione, oltre l'anno.


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L'accertato ritardo dell'erede nell'adempimento dell'obbligazione modale contenuta nel testamento, avente a oggetto una prestazione di fare infungibile (l'istituzione di un centro studi in memoria del defunto), è suscettibile di coercizione indiretta ai sensi dell'art. 614-bis; mentre, per effetto del pur ritardato adempimento, non è possibile esperire, nei confronti del medesimo erede, l'azione ordinaria di risarcimento del danno non patrimoniale da lesione della memoria del defunto.


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