Tutte le sentenze
All'interno dell'indice troverai tutti i dettagli riguardanti le sentenze integrali pubblicate su Lessico di diritto di famiglia.
Immigrazione (temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare del minore)
I
Il giudice non può negare la temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia al familiare extra Ue ritenendo che la relazione coi figli possa attuarsi tramite "contatti audio-video" o che tale relazione possa essere ridotta ai periodi di vacanza scolastica; l'autorizzazione alla permanenza del familiare non si giustifica solo in presenza di eccezionale difficoltà e sofferenza del minore.
Cass. civ. Sez. I, 24 aprile 2019, n. 11274

La temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare del minore, prevista dalD.Lgs. n. 286 del 1998,art.31, in presenza di gravi motivi connessi al suo sviluppo psico-fisico, può comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile ed obiettivamente grave che, in considerazione dell'età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psico-fisico, deriva o deriverà certamente al minore dall'allontanamento del familiare o dal suo definitivo sradicamento dall'ambiente in cui è cresciuto (Cass. Sez. U. 25 ottobre 2010, n. 21799; in senso conforme, ad es.: Cass. 12 dicembre 2017, n. 29795; Cass. 17 dicembre 2015, n. 25419). IlD.Lgs. n. 286 del 1998,art.31, non può essere allora interpretato in senso restrittivo, tutelando esso il diritto del minore ad avere rapporti continuativi con entrambi i genitori anche in deroga alle altre disposizioni del decreto, sicché la norma non esige la ricorrenza di situazioni eccezionali o necessariamente collegate alla salute del minore, ma comprende qualsiasi danno grave che lo stesso potrebbe subire, sulla base di un giudizio prognostico circa le conseguenze di un peggioramento delle condizioni di vita che abbia incidenza sulla sua personalità: peggioramento cui il detto soggetto sarebbe esposto a causa dell'allontanamento dei genitori o dello sradicamento dall'ambiente in cui il medesimo è nato e vissuto, qualora segua il genitore espulso nel luogo di destinazione (Cass. 21 febbraio 2018, n. 4197).

Figli (affidamento in sede di separazione)
F
In caso di rifiuto del minore (pre-adolescente) ad un rapporto continuativo con il genitore, le visite possono essere sospese in attesa che i servizi sociali attuino la ripresa dei rapporti
Cass. civ. Sez. I, 23 aprile 2019, n. 11170

Nel caso in cui la minore, ormai sedicenne, nel corso della CTU espletata dal giudice territoriale si sia ripetutamente espressa nel senso di non voler intrattenere un rapporto continuativo con il padre, il giudice può sospendere le visite padre e figlia, demandando ai servizi sociali il compito di monitorare la situazione e favorire la ripresa dei rapporti con il genitore.

Tale orientamento non coercitivo appare correttamente motivato dall'esigenza di non imporre rapporti affettivi per loro natura incoercibili ma di favorire attraverso i servizi sociali una normalizzazione dei rapporti padre-figlia.

Divorzio (assegno di divorzio)
D
Deve accogliersi con rinvio al giudice di merito il ricorso avverso la sentenza in materia di assegno di divorzio affinché possano essere applicati i nuovi principi della giurisprudenza (Sezioni Unite, sentenza n. 18287 del 2018) anche attraverso l’ammissione di nuovi mezzi di prova
Cass. civ. Sez. I, 23 aprile 2019, n. 11178

Se è vero che la legge sulle condizioni per la concessione dell'assegno di divorzio è rimasta immutata, è parimenti innegabile che ne è stata profondamente innovata l'interpretazione per effetto del diritto vivente creato dalla nuova giurisprudenza delle Sezioni Unite, sicché per non discostarsi da esso, dovranno utilizzarsi i criteri indicati dallaL. n. 898 del 1970,art.5, interpretando la norma secondo le indicazioni del diritto vivente che in quella sentenza hanno trovato la propria fonte per dare all'assegno la nuova funzione compensativa e perequativa che gli compete.


La Cassazione può decidere nel merito la causa se, per l'applicazione della nuova regola affermata dalle Sezioni Unite, non sia necessario l'accertamento di nuovi fatti; altrimenti, dovrà cassare con rinvio la sentenza impugnata, con conseguente vincolo per il giudice ad quem di attenersi alla nuova regola e fermo restando che anche nel giudizio di rinvio le parti potranno essere rimesse nei poteri di allegazione e prove conseguenti al dictum delle Sezioni Unite.

Assegnazione della casa familiare (comodato)
A
La Cassazione enuncia un nuovo principio di diritto con cui risolve il conflitto tra l’assegnatario della casa familiare (nella specie la nuora) e il terzo acquirente dell’immobile in virtù di acquisto effettuato prima dell’assegnazione (nella specie suocera) a favore del terzo acquirente se manca, nel titolo di acquisto, una clausola di conservazione della destinazione dell’immobile a casa familiare
Cass. civ. Sez. III, 10 aprile 2019, n. 9990

Con riferimento alla cessione al terzo, effettuata in costanza di matrimonio dal coniuge esclusivo proprietario, del diritto di proprietà dell'immobile precedentemente utilizzato per le esigenze della famiglia, il provvedimento di assegnazione della casa familiare all'altro coniuge - non titolare di diritti reali sul bene - collocatario della prole, emesso in data successiva a quella dell'atto di acquisto compiuto dal terzo, è a questi opponibile ai sensi dell'art. 155 quater c.c. - applicabile ratione temporis - e della disposizione dellaL. n. 898 del 1970,art.6, comma 6, in quanto analogicamente applicabile al regime di separazione, soltanto se - a seguito di accertamento in fatto da compiersi alla stregua delle risultanze circostanziali acquisite - il Giudice di merito ravvisi la instaurazione di un preesistente rapporto, in corso di esecuzione, tra il terzo ed il predetto coniuge dal quale quest'ultimo derivi il diritto di godimento funzionale alle esigenze della famiglia, sul contenuto del quale viene a conformarsi il successivo vincolo disposto dal provvedimento di assegnazione, ipotesi che ricorre nel caso in cui il terzo abbia acquistato la proprietà con clausola di rispetto del titolo di detenzione qualificata derivante al coniuge dal negozio familiare, ovvero nel caso in cui il terzo abbia inteso concludere un contratto di comodato, in funzione delle esigenze del residuo nucleo familiare, con il coniuge occupante l'immobile, non essendo sufficiente a tal fine la mera consapevolezza da parte del terzo, al momento dell'acquisto, della pregressa situazione di fatto di utilizzo del bene immobile da parte della famiglia.